Ossa, così si controllano i malesseri di primavera

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Ossa, così si controllano i malesseri di primavera

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1. Cambio di stagione, cambio di abitudini. È il momento anche di nuove patologie per ossa e articolazioni, che magari si credevano sotto tiro solo d’inverno?

«Le patologie articolari più comuni del passaggio climatico tra inverno e primavera sono quelle legate alla sofferenza della colonna, cervicale o lombosacrale. Difatti gli ambulatori sono pieni di persone che, con le belle giornate, hanno cominciato a scoprirsi e hanno preso un colpo d’aria. E quando queste patologie sono acute possono avere anche una durata lunga. C’è poi la patologia articolare a carico della spalla o del ginocchio. Quando ci si avvicina ai cinquanta l’artrosi si fa sentire in corrispondenza dei mutamenti atmosferici».

2. Come si affronta e come si può prevenire il classico ritorno della cervicale legato al colpo di freddo?

«Partiamo dal fatto che quasi sempre il responsabile del dolore cervicale o lombare, quando cambia la stagione, è come si diceva il colpo d’aria. In assenza di un quadro di preesistenze patologiche, il problema si risolve in tre o quattro giorni con la prescrizione dei classici antinfiammatori. Ma molto spesso si tratta di persone che nella vita sono sempre state bene, ma che per una serie di fattori – la postura per esempio – hanno messo sotto stress la biomeccanica della colonna, pur non avendo alcun sintomo. Si risveglia così una situazione che era lì, latente, e che aspettava solo di manifestarsi. Basta uno stimolo».

3. Quanto incide la cattiva postura, magari sulla postazione di lavoro?

«È il prseupposto principale che condiziona l’equilibrio biomeccanico della colonna. Se la postura scorretta è protratta nel tempo – per esempio in un impiegato che per otto ore sta davanti al terminale con le spalle ricurve e il capo in anteposizione – lo stress si tradurrà in una tensione della muscolatura paravertebrale: la contrattura nel tempo modificherà le fisiologiche curvature (lordosi) della colonna cervicale e lombare».

4. Con quali conseguenze fisiche immediate?

«Una sofferenza dei dischi intervertebrali, anzitutto. Il disco è l’anello di fibrocartilagine che funziona come un ammortizzatore. È composto da una parte centrale, il nucleo polposo, che contiene soprattutto acqua e sostanze liquide acide, e da fibre esterne, che dovrebbero essere dotate di una certa elasticità. È ovvio che i fattori di rischio come le posture scorrette prolungate determinino un mutamento della struttura di queste fibre. Che si fanno rigide e non sono più in grado di proteggere la parte centrale liquida. Quest’ultima, a sua volta, si disidrata e quindi il disco protrude».

5. Torniamo alla primavera. Quanto può essere pericoloso per la cervicale un giro in moto senza sciarpa e con il casco pesante?

«La moto presenta due potenziali fattori di stress per la colonna: le vobrazioni, anzitutto, e il colpo di freddo. Stare per tante ore sulla sella mette in atto una certa azione di disturbo sui dischi. Un conto è il giro di una mezz’oretta. Se l’uso dura qualche ora, il pericolo del microtrauma da vibrazioni incombe come fattore che favorisce l’invecchiamento dei dischi».

6. Parliamo delle contromosse immediate. Meglio gli antinfiammatori o la fisioterapia ed eventualmente i massaggi?

«Una cosa di fondamentale importanza, spesso ignorata, è che nella fase acuta la fisioterapia non va mai fatta. Occorre subito una visita dall’ortopedico e sarà lui a consigliare antinfiammatori e decontratturanti. Soltanto dopo, in base ai segni clinici, il medico deciderà se fare accertamenti specialistici (radiografie, risonanze, Tac). La fisioterapia e i massaggi sono un discorso eventualmente successivo».

7. La gente confonde spesso artrosi e artrite.

«Chiariamo la differenza. L’artrosi è una patologia degenerativa che coinvolge le articolazioni, attraverso un’usura che si determina nel tempo, assieme al consumo di cartilagine articolare. Il tutto può dare una limitazione della funzionalità, con dolore. L’artrite è una malattia determinata dalla presenza del fattore reumatico nel sangue, che colpisce anche le articolazioni, determinando degenrazione e deformazione».

8.  Come affrontarle nella fase cronica?

«Importantissima è la prevenzione. Per esempio chi ha l’artrosi alle anche o alle ginocchia deve perdere peso. Il movimento fa bene, non fa bene però l’attività fisica che comporta sovraccarico e usura. Niente pesi e calcio, meglio fare tantissimo stretching, orientarsi su tipi di attività fisiche come il pilates, il nuoto, che non determinino sovraccarico funzionale. Una diagnosi precoce di artrosi ci permette oggi di fare ottime cure con i condroprotettori, i farmaci che proteggono la cartilagine e rallentano l’usura. Un ciclo di infiltrazioni con acido ialuronico lubrifica e protegge molto bene le articolazioni. Nei casi di artrosi avanzata, l’ultima ratio è l’intervento e la protesi».

Quotidiano Nazionale, 9 Aprile 2008

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