Sci: che cosa fare prima di mettersi in pista

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Sci: che cosa fare prima di mettersi in pista

 

Guanti, sciarpa, giacca a vento e scarponi. Le valigie per la settimana bianca sono quasi pronte. Ma spesso si arriva sulle piste poco allenati, col rischio di farsi male e di accorciare, così, la tanto agognata vacanza. Ma un modo per evitare tutto questo c’è. Cominciando dalla ginnastica presciistica. L’ideale sarebbe prepararsi in tempo, circa due mesi prima della partenza per due volte la settimana.
Ma siccome, come di solito accade, si arriva sempre all’ultimo senza aver fatto nulla, ecco alcuni semplici esercizi per recuperare l’attività muscolare del corpo, irrobustire la schiena, rendere elastiche le articolazioni e aumentare la resistenza fisica. Va sottolineato che il riscaldamento va eseguito preventivamente alla prima discesa che, secondo le statistiche, è quella più pericolosa perché si è ancora freddi e sono più facilmente in agguato distorsioni e contratture. I disegni illustrati (aprire immagine 2) mostrano una serie di movimenti che aiutano a praticare questo sport con un maggior margine di sicurezza, oltre ad aiutare ad acquisire una forma fisica super.

La palestra in casa
Anche a casa si possono eseguire semplici movimenti per preparare il fisico alle discese. Per chi ha ancora qualche settimana davanti, prima del consueto appuntamento con la neve, ma non ha tempo e soldi per la palestra, gli esperti consigliano, dopo dieci minuti di riscaldamento, di farne cinque di rotazioni di collo spalle, polsi, bacino e caviglie. E poi lo stretching degli arti inferiori e gli addominali per almeno altri dieci minuti. Tutto qui? Non proprio. Ecco una serie di altri “trucchetti”.
Innanzitutto è bene utilizzare le scale, anziché l’ascensore: in questo modo le gambe si abituano a estendersi e l’appoggio del piede sugli scalini simula quello sugli sci. Poi, se volete un esempio di esercizio “casalingo”, mettetevi dietro a una sedia con le mani poggiate sullo schienale e fate delle flessioni sulle ginocchia. Oppure fate degli allungamenti portando le mani alle caviglie. Ricordate; l’affaticamento muscolare, non solo per lo sciatore professionista, compromette la tecnica. Si rischia dunque di non divertirsi sulle piste, perché le gambe fanno male. Inoltre aumentano le percentuali di cadute e quelle di infortuni anche gravi. Quando si arriva in montagna, infine, il corpo si deve abituare alla mancanza di ossigeno. Se all’adattamento naturale aggiungiamo la mancata preparazione muscolare e articolare, si avranno delle difficoltà.

I traumi frequenti e tutti i consigli su come intervenire immediatamente
Anche se l’evoluzione tecnologica dello sci negli ultimi anni ha permesso di rendere meno rischioso questo sport, esistono ancora possibilità di incidenti che riguardano, in modo particolare, le ossa e le articolazioni. La prima cosa da fare, comuqnue, è mantenere la calma e seguire i consigli del professor Giuseppe Basile, specialista in ortopedia e traumatologia e docente presso l?università degli Studi di Ferrara.
«Quando si verifica un infortunio a uno sciatore», spiega lo specialista, «nella maggior parte dei casi si hanno danni alla mano (più precisamente al pollice), alla spalla, alle gambe e alle ginocchia. Gli scarponi da sci sono piuttosto alti e proteggono molto bene la caviglia, ma scaricano il peso di evntuali traumi o torsioni improvvise sulle ginocchia». Come comportarsi, caso per caso.

Il pollice
Spesso per evitare una caduta sulla neve o per attutirne gli effetti viene naturale appoggiare sul terreno una mano, che si trova quindi a dover sorreggere tutto il peso del corpo. Perciò, talvolta, il pollice si piega all’indietro, verso il dorso della mano, ripercuotendosi negativamente sulla mano stessa. I danni maggiori generalmente avvengono a carico dell’articolazione metacarpo-falangea del primo raggio, cioè il complesso articolare costituito dall’osso metacarpale e dal pollice, comprendente anche i tendini, i legamenti, i muscoli e la superficie di rivestimento (cartlagine articolare).
La lesione traumatica di sovente riscontro è la distorsione, ovvero un abnorme sollecitazione dei capi articolari, ivi compresi le componenti teno-legamentose, con conseguente stiramento della capsula articolare, dolore e impotenza funzionale. Una diagnosi tempestiva permette di pianificare il protocollo terapeutico più adeguato, generalemnte consistente nel posizionamento di un tutore ortopedico o di una stecca metallica di immobilizzazione. Di facile riscontro la lussazione (perdita dei reciproci rapporti anatomici di una artcolazione) dell’articolazione metacarpo-falangea o di quella interfalangea del pollice. Quando ciò accade, si rende necessaria la riduzione della lussazione da parte di uno specialista ortopedico-traumatologo, attraverso manovre particolari che consentiranno di ristabilire i fisiologici rapporti anatomici. Molto frequenti le lesioni tendinee, ossia quelle strutture di tessuto fibroso che ancorano i muscoli alle ossa, nonché le fratture ossee che generalmente possono interessare sia il polso che le ossa della mano (frattura dello scafoide carpale, frattura di una falange). Quando ciò accade, la mano si gonfia e si avverte un forte dolore e impotenza funzionale.
Che cosa fare
In simili circostanze, il primo provvedimento da prendere è quello di cercare di appoggiare il polso e la mano su una base rigida che può essere una semplice tavoletta di legno che dovrà essere chiusa da una fasciatura elastica. Può essere utile fare un impacco di ghiaccio, magari sfruttando la presenza della neve per contenere il gonfiore e attutire un po’ il dolore. É poi necessario recarsi subito al più vicino pronto soccorso, dove verranno effettuate indagini radiografiche per verificare l’entità del danno. Il trattamento delle fratture consiste, una volta praticata la riduzione dei monconi ossei, nel confezionare un apparecchio gessato. Nei casi più seri di lussazioni, fratture o lesioni dei legamenti, può rendersi necessario un intervento chirurgico.

Gli arti inferiori
Gli arti inferiori sono una delle parti del corpo più esposte. In seguito a traumi violenti (come una caduta ad alta velocità) si possono verificare fratture delle ossa della gamba o della coscia. La diagnosi non lasica dubbi, perché non si riesce più a amettersi in piedi.
Che cosa fare
La prima cosa da fare in questi casi è quella di farsi trasportare al pronto soccorso. Può essere utile immobilizzare l’arto leso anche con il semplice bastoncino da sci che dovrà essere tutelato da una fasciatura (benda o in assenza una sciarpa). Il più delle volte, in caso di frattura composta, si rende necessario il confezionamento di un apparecchio gessato mentre, per le fratture scomposte, si ricorrerà all’intervento chirurgico, consistente nella riduzione del focolaio di frattura e nella sua stabilizzazione mediante mezzi di sintesi, generalmente un chiodo endomidollare o una placca metallica e viti.
Quando si parla di infortuni sportivi in ambito sciistico, è il ginocchio a esesre più coinvolto da lesioni di diversa natura ed entità: distorsioni (le più comuni), lussazione della rotula, lesioni dei legamenti e/o menischi. In caso di distorsione generalmente compare dolore non sempre accompagnato da tumefazione (gonfiore). Il più delle volte, a distanza di qualche ora, si rileva un’area di rigonfiamento più o meno ampia e di consistenza variabile, da molle-fluttuante a duro-pastosa. Qualora ci fosse un coinvolgimento lesivo dei legamenti crociati (legamento crociato anteriore e/o posteriore), si assiste di sovente a una notevole tumefazione apprezzabile attorno al ginocchio che necessiterà di opportuna evacuazione (artrocentesi), mediante aspirazione del liquido da parte dello specialista ortopedico. Il rilievo, in siffatte condizioni, sarà quello della presenza di materiale ematico (sangue), in quantità anche abbondante.
Oltre a questi disturbi (dolore e gonfiore), si associeranno sensazione di calore locale e limitazione funzionale. Non è infrequente il classico “blocco” articolare del ginocchio che può essere indicativo di una lesione al menisco, cosiddetta “a manico di specchio”. Se al momento dell’incidente si sente un rumore (come un crack al ginocchio), è necessario fermarsi. Anche se si sospetta una semplice distorsione, occore consultare uno specialista o, in alternativa, il medico curante. La diagnosi si avvale, oltre che delle manovre semeiologiche nel corso della visita medica, di esami strumentali quali la risonanza magnetica e/o la TAC.

Spalla
Una caduta a forte velocità sulla spalla: ecco la situazione tipica che può causare infortuni negli sciatori. I danni più seri che si possono verificare sono le lussazioni dell’articolazione della spalla o la frattura della clavicola (l’osso lungo che si trova nella parte anteriore della spalla e che si collega, tramite l’articolazione, alla scapola) o dell’omero (l’osso del braccio che si estende dalla spalla al gomito) o, ancora, la lesione della cuffia dei rotatori (robusti tendini posti a “cuffia” sulla spalla). Non sempre lussazioni e fratture della spalla danno segnali chiari che permettono una diagnosi immediata da parte dell’infortunato; per questo, talvolta, vengono sottovalutati. É invece importante intervenire subito, affidandosi a uno specialista.
Che cosa fare
Se si sospetta una lesione alla spalla, è necessario interrompere subito l’attività fisica e recarsi al pronto soccorso, magari tenendo il braccio al collo con una sciarpa per alleviare i dolori. Vanno evitati, invece, tutti gli interventi di perosne non specializzate (come il maestro di sci) per rimettere a posto la spalla. Nella zona, infatti, passano le fibre nervose che vanno a innervare il braccio: una manovra errata può causare danni neurologici seri. Lussazioni e fratture possono richiedere l’immobilizzazione e, nei casi più seri, anche interventi chirurgici.

Vero Salute, Dicembre 2009

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