Alluce valgo

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Alluce valgo

alluce-valgoLa deformità del “ditone”, oltre a creare problemi dal punto di vista estetico, costringe a camminare in maniera scorretta con il pericoloso rischio, poi, di assumere posizioni sbagliate.

Questa patologia, che colpisce soprattutto le donne, può essere curata sia con interventi chirurgici tradizionali, sia con quelli miniinvasivi, che hanno tempi di ripresa più veloci.

L’estate è la stagione migliore in cui anche i nostri piedi si mettono a nudo. Una sensazione piacevole, considerate le alte temperature, se non fosse per quei difetti non proprio belli da vedere. I problemi estetici sono subito risolvibili, a meno che non ci venga diagnosticato un alluce valgo.
In questi casi, visto il periodo vacanziero, meglio rimandare l’intervento a settembre. Ma sentiamo cos’ha da dirci Giuseppe Basile, medico chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia di Milano, docente presso l’Università di Ferrara.

Le conseguenze su postura e schiena

«L’alluce valgo», spiega, «è una deformazione del “ditone” del piede che risulta deviato verso l’esterno e con la punta rivolta verso le altre dita. Di solito è accompagnato anche da una deformazione del primo metatarso, che risulta sporgente e “varo”, cioè deformato verso l’interno. Si parla di alluce valgo quando l’angolo tra il primo e il secondo metatarso, corrispondenti appunto al primo e seondo dito, è superiore a 8 gradi. Questo è valutabile con una radiografia da eseguire con i piedi sottocarico. La comparsa dei sintomi può essere subdola, poiché caratterizzata il più delle volte da un dolore intenso, che può attenuarsi per poi ripresentarsi, mentre la deformità del dito si manifesta solo in una fase avanzata della malattia».
Un problema non da poco, se si considera che la nuova posizione dell’articolazione costringe la persona a camminare in maniera scorretta, con il rischio di assumere posizioni sbagliate nel tentativo di non sentire il dolore (atteggiamento antalgico di difesa). Occupando spazio nelle scarpe, inoltre, la sporgenza ossea impone l’uso di calzature comode, se non fabbricate su misura, per evitare che le dita si “accavallino” tra di loro. «In più, tutta la colonna vertebrale potrebbe risentire della nuova situazione di adattamento meccanico». É possibile prevenire in qualche modo questa patologia?
«La risposta è sì», tranquillizza il professor Basile.

Sì a scarpe comode, no ai tacchi alti

«Bisogna stare attenti alle scarpe che si usano. Quelle a punta stretta provocano una pressione eccessiva sulle dita, che fa spostare sia l’alluce, sia l’ultimo dito verso la parte interna del piede e, così, le altre dita risultano schiacciate. Queste pressioni aumentano ancora di più quando le scarpe hanno il tacco alto, perché tutto il peso del corpo si sposta verso l’avampiede. Anche l’uso di scarpe rigide e poco ammortizzanti può impedire o limitare la naturale elasticizzazione delle dita nel corso della camminata, con conseguente contrattura della muscolatura della fascia plantare e produzione di vere e proprie patologie che col tempo possono cronicizzarsi, una tra tutte la fascite plantare. In simili circostanze si tende ad appoggiare male il piede al suolo provocando uno sbilanciamento biomeccanico su tutto l’asse e dando avvio così a una serie di patologie infiammatorie sparse qua e là per tutto il corpo, denominate “entesopatie”. Il 50% delle cause del mal di schiena (lombalgia), è la conseguenza di un cattivo appoggio dei piedi. Per prevenire anche altri disturbi, poi, vale sempre il consiglio di controllarli spesso e averne cura. É consigliabile l’uso di scarpe comode, in morbida pelle e con la punta mediamente dimensionata alla struttura del piede, con un tacco non superiore ai quattro centimetri». Ma l’alluce valgo, oltre che acquisito, può essere amche congenito, dovuto a fattori non modificabili come quelli familiari o legati all’anatomia del piede.

La tecnica è diversa per ogni persona

Come correggere la cipolla?
«Sono più di 100 le tecniche chirurgiche utilizzate per correggere l’alluce valgo», precisa il professor Giuseppe Basile. «Non si tratta solo di una deformità estetica, ma di un disturbo funzionale, frequente e doloroso, che colpisce soprattutto le donne, ma anche gli uomini non sono risparmiati. Tutti gli ortopedici sostengono che sia da operare solo se la sua presenza può peggiorare la qualità della vita e non per un difetto estetico. Non esiste un intervento “standard”, deve essere prescelto in base alle caratteristiche morfologiche e strutturali della persona, all’età e alle necessità funzionali. Ecco che in un soggetto di una certa età, con osteoporosi e importanti manifestazioni artrosiche verrà scelta una metodica, mentre in una donna giovane, con una buona conservazione dei piani articolari, se ne preferirà un’altra, meno invasiva. Fondamentale risulta lo studio preliminare del piede, mediante indagini radiografiche mirate, un esame baropodometrico e computerizzato che misura le pressioni plantari nella fase statica e dinamica, corretta misurazione degli angoli del piede. Qualunque sia la tecnica, il dolore è un sintomo costante nella fase postoperatoria e mai completamente privo di rischio e complicazioni».

In day hospital e senza cicatrici

La deformità, oggi, può essere facilmente eliminata grazie a una tecnica di chirurgia “soft”, la tecnica percutanea, che non utilizza viti o chiodi e si esegue in anestesia locale. E dopo l’intervento mininvasivo,  che non lascia cicatrici e si può fare in day hospital, basta un semplice bendaggio e le ossa si allineano da sole, grazie al carico progressivo. «L’intervento chirurgico tradizionale che prevedeva una lunga e dolorosa mobilità, viene sostituito da questa innovativa tecnica che garantisce risultati sbalorditivi in tempi rapidissimi. Attraverso piccoli tagli inferiori al centimetro, vengono inserite delle frese di dimensioni contenute, necessarie a creare delle fratture (osteotomie) delle ossa del piede», spiega l’ortopedico «I tempi di ripresa sono molto brevi, come già detto basta un semplice bendaggio e le ossa si allineano da sole, e si torna a camminare mediamente dopo 4-10 giorni, con semplici scarpe da walking».

Vero Salute, 5 Agosto 2011

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